XXV Ordinario

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In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Commento

Come possiamo capire quando parli di donare la vita quando passiamo la vita a conservarla, a proteggerla, a difenderla, a migliorarla? Come possiamo entrare nella tua logica, disposto come sei a morire, se, alla fine, ciò che davvero ci importa è salvare la nostra pellaccia ad ogni costo?

Come possiamo anche solo immaginare lontanamente che diventare tuoi discepoli significa essere disposti a dare tutto. Non perché masochisti, non perché facciamo della sofferenza un idolo (che eresia!) ma perché amare, a volte, significa spogliarsi, lasciarsi andare, fiorire e trasfigurarsi.

Povero rabbì, che cerchi di farci capire. Di coinvolgerci. Di convincerci finanche.

Ma no, fatichiamo, siamo seri. Anzi, peggio.

Lungo il cammino, lungo il percorso, lungo il tragitto che ci doni per crescere, per capire, per osare, parliamo d’altro. Parliamo di noi. Delle nostre beghe, dei titoli, dei ruoli, dei like. Ci contiamo, ci specchiamo, difendiamo diritti e privilegi, ci intristiamo se qualcuno obietta o si mette di traverso.

Allora cade la facciata, gettiamo la maschera. Escono i corvi, le vipere, i dossier. E, quel che è peggio, invece di parlarne da fratelli, alla luce dello Spirito, umili e disposti a cambiare, adottiamo la logica del mondo.

E giù botte, ripicche, insulti, insinuazioni.

Invece di affidarci al tribunale di Dio ci facciamo giudicare dalla feroce logica del mondo che gode nel vedere sprofondare nel fango chi si proclama discepoli.

Tacciono, i discepoli.

Cristo parla di morire per noi. Noi parliamo di chi è il più grande.

P. Curtaz

2020-05-26 15:50:35
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